Jason, this blurry picture is my way so say thank you so much for helping me: the amplifier has been fixed and works. Regards.
ilGuano
...un sito serio insomma
domenica 10 aprile 2011
Questa piccola luce accesa è Internet
mercoledì 16 marzo 2011
Installare Ubuntu con PXE usando un server Windows
A fine articolo alcuni accorgimenti che mi sono serviti a completare l'installazione.
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Scenario: vogliamo installare Ubuntu via rete come macchina virtuale in VirtualBox utilizzando un server Windows che renda disponibile l’immagine di installazione della distribuzione. Il vantaggio di una soluzione del genere consiste nella possibilità di non dover avere alcun CD o immagine ISO disponibile in locale per installare Ubuntu, tutta la procedura di installazione della distribuzione avverrà via rete, contattando il server remoto che renderà disponibili i file necessari.
Per rendere possibile l’installazione via rete di Ubuntu dovremo trasformare un PC con Windows in un server PXE (Preboot Execution Environment).
Vediamo i passi necessari per allestire il server PXE su Windows.
Configurazione del server
- Scarichiamo il freeware “standalone” tftpd32, funzionante su qualsiasi versione di Windows. Basta scaricare la versione zip: tftpd32 standard edition
- Scompattiamo tftpd32 in una cartella a nostra scelta (es. C:\tftpd32)
- Scarichiamo la versione adatta al boot di rete di Ubuntu Karmic. Il file che ci occorre è netboot.tar.gz prelevabile da “ftp://archive.ubuntu.com/ubuntu/dists/karmic/main/installer-i386/current/images/netboot/”. Estraiamo il file compresso (possiamo utilizzare 7zip)
- Ora sarà necessario copiare alcuni dei file contenuti in netboot.tar.gz in nella cartella di tftpd32, nel nostro esempio “C:\tftpd32?. In particolare dovremo copiare la directory “ubuntu-installer” e tutto il suo contenuto nella root di tftpd32; la directory “pxelinux.cfg” e il file “pxelinux.0? (contenuti entrambi in “ubuntu-installer/i386/”) nella root di tftpd32
- La lista delle directory e file dovrà essere la seguente:
C:\tftp32\pxelinux.cfg\default
C:\tftp32\ubuntu-installer\i386\
C:\tftpd32\pxelinux.0
C:\tftp32\tftpd32.exe
Fatto questo possiamo avviare tftpd32 e portarci nella scheda DHCP. Qui sarà necessario impostare l’indirizzo IP di partenza del pool di indirizzi assegnabili (IP pool starting address), la quantità di indirizzi (size of pool), Wins/DNS e default router (nel mio caso gli stessi), maschera di sottorete e soprattutto, la cosa più importante cioè il Boot file “pxelinux.0“. Quest’ultimo è fondamentale per consentire l’avvio di Ubuntu via rete.
Configurazione del client
Nel mio caso ho scelto di installare Ubuntu, attraverso il server PXE appena configurato, servendomi di Virtualbox. La procedura è molto semplice: basta creare una nuova macchina virtuale Ubuntu, assegnando la RAM necessaria e creando un nuovo disco rigido. Terminata la creazione possiamo avviare la virtual machine e cliccare sul tasto “F12? per scegliere l’ordine dei device di avvio. Nel caso di boot via rete basterà premere il tasto “l” (l come LAN). A questo punto verrà ricercato un server DHCP che metta a disposizione i file necessari all’avvio e se tutto è stato configurato correttamente tftpd32 enterà in azione, assegando un indirizzo e fornendo i file di avvio. A video comparirà l’avvio del kernel di Ubuntu e al termine della sequenza di boot la procedura di installazine della distribuzione.
Un ottimo articolo, da cui ho preso spunto per questa guida è Ubuntu PXE install via Windows.
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Vi do alcuni suggerimenti in caso di problemi:
- disattivare il server DHCP del router
- in tftpd32 togliere la spunta da "Ping Address Before Assignation"
- disattivare il firewall di windows
Nucleare, Mario Tozzi: “La politica farebbe meglio a stare zitta”
“Sono degli irresponsabili. Parlassero di meno e studiassero di più”. Mario Tozzi, maître à penser e mezzobusto televisivo dell’ambientalismo italiano, non usa mezzi termini nel commentare le reazioni di casa nostra al terremoto giapponese e alla minaccia di disastro nucleare. Le dichiarazioni dei vari Fabrizio Cicchitto e Pierferdinando Casini, a Tozzi non sono proprio piaciute. E’ un fiume in piena: “C’è da rimanere allibiti. Questi politici fanno finta di esser dei teorici di fisica nucleare. Non hanno nemmeno la decenza di usare la cautela che in situazioni come questa dovrebbe essere d’obbligo”.
Non parlate a Tozzi poi dell’editoriale di oggi del Messaggero a firma di Oscar Giannino. Un articolo che ha scalato la classifica delle dichiarazioni al buio che poi sono state clamorosamente smentite. Il giornalista scriveva che quanto accaduto in Giappone era “la prova del nove” della sicurezza dell’energia prodotta dall’atomo. “Che figura miserrima quella di Giannino – attacca Tozzi – Ma a una cosa è servita: a smascherare l’abitudine italiana di salire in cattedra e di parlare di cose che non si conoscono”.
Di fronte alla minaccia di un disastro nucleare, la parola d’ordine della lobby nucleare nostrana è minimizzare. “Anche l’incubo che sta vivendo il Giappone in queste ore con il danneggiamento di un reattore – continua il giornalista – in Italia viene declinato a mero strumento di propaganda politica e ideologica. Difendono l’atomo solo perché non possono tornare indietro”.
Secondo il conduttore di “Gaia, il pianeta che vive” (che tornerà in onda su Rai Tre a partire dal 31 marzo) le bugie più macroscopiche della lobby pro-atomo sono due: la sicurezza el’economicità di questa fonte di energia. Che la tragedia giapponese le sta drammaticamente mettendo a nudo.
“Le centrali nucleari giapponesi – spiega Tozzi – sono state costruite per sopportare un terremoto di 8,5 gradi della scala Richter. Poi cos’è successo? E’ arrivato un sisma di 8,9 e le strutture non hanno retto”. Le centrali italiane saranno costruite per resistere a delle scosse di circa 7,1 gradi, ma, come sostiene Tozzi, “chi ci assicura che un giorno non arriverà un sisma più potente?”. Nessuno, appunto. Perché i terremoti sono fenomeni che non si possono prevedere. Inoltre il disastro giapponese è avvenuto nel paese tecnologicamente più avanzato del mondo. A Tokio infatti è radicata una seria cultura del rischio che è frutto di una profonda conoscenza di questi fenomeni. “Con quale faccia di tolla i vari Cicchitto ci vengono a vendere l’idea che in Italia, in caso di terremoto, le cose possano andare meglio che in Giappone? Il terremoto dell’Aquila se si fosse verificato in Giappone non avrebbe provocato neanche la caduta di un cornicione. Da noi ha causato 300 morti. Chi può credere alle farneticazioni sulla sicurezza del nucleare italiano?”, chiede sarcasticamente Tozzi. E’ vero che l’incidente nucleare è più raro, ma è altrettanto vero che è mille volte più pericoloso. E il caso giapponese, secondo Tozzi, è da manuale: “Se a una centrale gli si rompe il sistema di raffreddamento diventa esattamente come un’enorme bomba atomica. Forse è questa la prova del nove di cui parla Giannino”.
E poi c’è la questione della presunta economicità dell’energia prodotta dall’atomo. “I vari politici e presunti esperti – argomenta Tozzi – si riempono la bocca dicendo che il kilowattora prodotto dall’atomo è più economico di quello prodotto dalle altre fonti. Ma non è vero. Noi sapremo quanto costa realmente solo quando avremo reso inattivo il primo chilogrammo di scorie radioattive prodotto dalle centrali. E cioè fra 30mila anni”. Secondo il giornalista, la lobby che vuole il ritorno del nucleare propaganda la sua convenienza economica senza tenere conto dell’esternalità, e cioè dei costi aggiuntivi che ne fanno lievitare il prezzo. Che vanno dallo smaltimento delle scorie (problema che nessun paese al mondo ha ancora risolto definitivamente) ai costi sociali ed economici di un eventuale incidente. “Sono soldi che i nuclearisti non conteggiano – dice Tozzi – perché sono costi che ricadranno sui cittadini e sulle generazioni future”.
Il 12 giugno è in programma un referendum che, fra le altre cose, chiede l’abrogazione del ritorno all’atomo dell’Italia. Il rimando a quanto successe a Chernobyl nel 1987, alle grandi mobilitazioni antinucleariste fino al referendum che sancì l’abbandono dell’energia nucleare è quasi d’obbligo. Ma a Mario Tozzi il paragone non convince: “Veniamo da 25 anni di addormentamento delle coscienze. Oggi abbiamo gente come Chicco Testa e Umberto Veronesi che fanno i finti esperti e spot ingannevoli che traviano l’opinione pubblica”. Insomma, il legame fra l’incidente che scosse le coscienze e il voto popolare che funzionò nel 1987, oggi potrebbe fallire. Ma il 12 giugno non si voterà solo per dire no all’atomo. I cittadini saranno chiamati anche ad esprimersi contro la privatizzazione delle risorse idriche e contro la legge sul legittimo impedimento. Temi che, affianco al no all’atomo, potrebbero convincere i cittadini ad andare alle urne. E consentire alla tornata referendaria di raggiungere il quorum.
di Lorenzo Galeazzi e Federico Mello
domenica 13 marzo 2011
Complimenti a Zichichi e a Libero
Volevo congratularmi con Zichichi per aver dichiarato che in Giappone non è successo niente di grave alla centrale nucleare.
Volevo anche complimentarmi con Libero per aver utilizzato questa dichiarazione per difendere la campagna del nostro governo per la costruzione di centrali nucleari.
Peccato che oggi anche il reattore 3 è a rischio esplosione
Si vergognassero tutti e avessero il rispetto per le persone che sono morte e per le conseguenze che si porteranno dietro le popolazioni del luogo.
In un paese a rischio sismico come il nostro è da pazzi a pensare al nucleare, una tecnologia ormai vecchia.
Grazie anche per aver sospeso gli incentivi per il fotovoltaico.
Che governo di furbi... Libero... che quotidiano ridicolo
domenica 27 febbraio 2011
Il mio primo pesce
Questa è la foto del mio primo pesce pescato con una applicazione per android
giovedì 16 dicembre 2010
Radon QLT Race
giovedì 22 aprile 2010
Recensione ruote Shimano XT WH-M775
Nuovo upgrade per la mia biga: stanco di bucare mi sono comprato una coppia di ruote Shimano XT WH-M775 tubeless native.
Comprate da un noto sito tedesco a meno di 250 euro spedite sono arrivate in meno di 3 giorni assieme agli adattatori alligator da Center Lock a 6 fori (eh sì, queste ruote sono center lock e per non cambiare i dischi dei freni è necessario utilizzare questi leggerissimi adattatori da 20 gr cad uno).
L’estetica non mi piaceva tantissimo, ma ora che sono montate sulla bici sono molto cattive devo dire e le serigrafie sembrano abbastanza resistenti. Mi raccomando fate attenzione con i cacciaruote, si rischia di graffiare il cerchio. Sono compresi anche gli sganci che non sono leggerissimi, ma ce ne sono di più pesanti sicuramente.
Gli ho montato delle Geax saguaro TNT da 2.0 insieme al lattice apposito della Geax stessa.
Le ho testate lungo le sorgenti del fiume Sile e devo dire che la differenza dalle mie rockrider si sente eccome. Lo so che non si possono paragonare delle ruote di così differente qualità, ma queste XT sono davvero delle gran ruote.
Innanzitutto sono molto rigide, quindi sono più facili da spingere, per non parlare della leggerezza che permette i rilanci e gli scatti con metà sforzo rispetto a prima.
Mi danno una bella sensazione di resistenza e come scorrevolezza sono una favola, anche se avranno bisogno di un po’ di km per smollarsi ancora.
I cuscinetti non sono inscatolati quindi teoricamente si sporcano più facilmente, ma permettono una manutenzione veloce e risolutiva, aumentando la durata e la performance della ruota.
In salita danno il loro meglio: leggerezza, rigidità e scorrevolezza permettono di salire agilmente senza la sensazione di avere i freni tirati (la classica sensazione di quando si è stanchi in salita) ogni scattino si ripercuote subito sulle ruote che non gravano sulla pedalata.
In discesa neanche a dirlo scorrono lisce come l’olio e se non si pedala non rallentano minimamente la loro azione, dando anche una buona sicurezza in curva in quanto non flettono minimamente…. Almeno così mi sembra.
Con le ruote precedenti se mi alzavo in piedi a spingere rapporti duri sentivo le pastiglie che toccavano a tratti i dischi dei freni, sintomo di una troppa flessione delle ruote, mentre ora i freni rimangono in silenzio grazie alla rigidità dell’insieme.
Il prossimo articolo riguarda le gomme che ho appena messo, come dicevo le Geax saguaro TNT da 2.0.
lunedì 29 marzo 2010
installazione sensori di parcheggio a banda magnetica
I sensori che ho acquistato sono della PROXEL, il cui sito è www.sensoridiparcheggio.it
Tramite questo sito si è indirizzati su digital-planet per l’acquisto on-line vero e proprio dei sensori che costano 84 euro + s.s.
Il modello è quello semplice senza display digitale.
Partiamo con il dire che per un lavoro con i fiocchi è necessario:
coperta per posizionarsi sotto l’auto
2 cacciaviti a taglio
una forbice da elettricista
nastro isolante
1 mammut (spero si scriva così)
qualche fascetta di plastica
Stendiamo una coperta sotto l’auto nella zona del paraurti posteriore, ci infiliamo sotto e se necessario puliamo con dell’alcohol etilico tutta la zona interna del paraurti posteriore. Tranquilli è solo una fascia di meno di 10 cm di altezza per un metro e mezzo di larghezza.
Applichiamo l’antenna magnetica come fosse un nastro adesivo nella zona più in alto del paraurti in modo che sia distante dal rinforzo metallico che si trova più sotto.
Iniziamo dalla zona della retromarcia, quindi con il jack dell’antenna, e continuiamo fino alla zona del retronebbia. Le due estremità sono limitate dai rinforzi plastici del paraurti, quindi non è possibile continuare oltre. Colleghiamo la centralina dei sensori, all’antenna tramite il jack e, grazie al mastice adesivo, attacchiamo la centralina in una zona protetta del paraurti. Consiglio di applicare il mastice adesivo anche nel collegamento tra antenna e centralina, per una protezione maggiore.
Ora, vicino alla retro, si trova una tappo in gomma che porta i fili della retro stessa, all’interno del baule.
Apriamo il baule e rimuoviamo i 4 tappi in gomma che fissano il fascione in plastica dove c’è la chiusura. Metto una foto appartenente ad un altro utente per farvi capire. Basta infilare 2 cacciavite a taglio uno di fronte all’altro e sfilarli con cautela.
Se guardate a destra sopra al fascione si trova un fianchetto di plastica, io l’ho tirato ed è venuto via, ma se non volete rischiare, allentate la torx da 20 che tiene il montante sopra questo fianchetto e verrà via più facilmente.
A questo punto chi ha la bombola del gas deve rimuovere gli spessori in gomma piuma, mentre chi non ha il gas basta che alzi la moquette sopra alla retromarcia e scorgerà il tappo in gomma da cui fuoriescono i fili della retro.
Riportatevi sotto l’auto e fate passare il cavo nero proveniente dalla centralina all’interno del tappo nero, avendo cura di fascettare sotto l’auto il cavo in modo che non penzoli. Ci sono delle feritoie che aiutano la fascettatura.
Bene sotto l’auto il lavoro è terminato.
Ora tagliate i cavi della retro all’interno del baule e tramite il mammut collegate tra loro i 2 pezzi di cavo giallo-verde con il cavo rosso dei sensori.
I 2 pezzi del cavo nero con il cavo nero dei sensori.
A parte colleghiamo i 2 fili grigi dei sensori con la prolunga del buzzer o altoparlante.
Isoliamo il tutto con il nastro isolante e per evitare contatti indesiderati o altri problemi per l’umidità, applicate un po’ di silicone trasparente nella croce da cui avete fatto passare i fili.
Io l’ho fatta passare dietro alla moquette, dentro al supporto di plastica di fianco al pianale. Il suono si sente benissimo. Collegate l’altoparlante alla prolunga e fissatelo con l’adesivo presente.
Girate la chiave nel quadro e sentirete 2 bip che indicano che il sistema funziona correttamente.
Avvicinate lentamente 2 mani al paraurti e verificate il corretto funzionamento dei sensori.
Nel caso non siate soddisfatti, potete aumentare la sensibilità dei sensori collegando il cavo giallo dei sensori insieme al cavo nero. Però non lo consiglio in quanto potrebbero aumentare i falsi allarmi dovuti alla pioggia.
Sistemate moquette e plastiche e godetevi i vostri sensori!
Io riesco a parcheggiare a 5 cm dal muro senza problemi.
L’unico neo di questo sistema è il fatto che in caso di pioggia o di gocce che scorrono sul paraurti si posso avvertire dei segnali acustici casuali, ma non vi preoccupare quando vi avvicinate all’ostacolo il sistema funziona correttamente.
mercoledì 10 marzo 2010
Ford Focus Ikon 1.6 GPL 5p White Frozen
[/caption]
Eccomi qua a descrivervi il mio nuovo acquisto: una ford focus ikon 1.6 gpl white frozen (bianca praticamente).
Premetto che l’ho presa per gli incentivi che c’erano a dicembre per le auto a gpl e per l’offerta vantaggiosa in generale in previsione dell’uscita del nuovo modello 2010/2011 che per altro non mi piace. E’ una ford fiesta più grande che assomiglia anche un po’ alla megane al posteriore, una delusione, ma sono contento per aver preso il modello attuale.
Con un pieno di GPL circa 42 litri che attualmente si pagano sui 26 euro sono riuscito a percorrere 420 km quasi tutti su autostrada, quindi dove il consumo è maggiore. Sono sicuro che una guida da tutti i giorni mi permetta di percorrere 450 km. Ma su questo farò altri test.
La guida non ha bisogno di descrizioni ulteriori in quanto la meccanica è sempre la stessa da qualche anno e come si sa la Focus regala delle belle soddisfazioni grazie al multilink al posteriore che è un gradino sopra all’assale torcente delle rivali.
La nuova Opel Astra ha perfezionato il suo assale torcente con un sistema elettronico complementare, ma si fa pagare caro questo accessorio.
[caption id="" align="alignleft" width="398" caption="ford focus ikon"]
E’ proprio divertente da guidare e grazie all’esp si può beneficiare di una estrema sicurezza senza rinunciare alla guida sportiva, insomma non è così invasivo, interviene il giusto.
[caption id="" align="alignleft" width="403" caption="interni ford focus ikon gpl"]
La qualità degli interni non è da auto di lusso, ma si difende bene e anche gli assemblaggi sembrano solidi e ben fatti. Forse le portiere hanno la classica plastica un po’ rigida che alla lunga potrebbe provocare alcuni scricchiolii, ma speriamo non si verifichino. Il cruscotto invece è in plastica morbida che da una bella impressione.
I sedili sono avvolgenti e comodi con un look sportveggiante grazie a degli innesti in pelle (o finta pelle) al centro del sedile.
L’abitabilità è il punto forte di questa auto sia per i posti anteriori, ma soprattutto per i passeggeri posteriori che godono di un notevole spazio per le ginocchia anche con i sedili anteriori arretrati. Sembra un salotto!
Nella plancia c’è uno splendido impianto stereo Sony con Bluetooth a 8 vie credo, con un suono molto buono, anche se un cambio di casse sarebbe gradito. Vedremo il dafarsi. Più sotto il climatizzatore automatico bizona, molto bello.
Nel tunnel centrale troviamo una presa 12 volts, un porta oggetti/bicchieri e il bracciolo con all’interno un bel porta oggetti, una presa 12 volts, presa usb e jack per I-pod e similari.
[caption id="" align="alignleft" width="415" caption="ford focus ikon"]
La visibilità al contrario di quanto ho letto nelle riviste del settore è molto buona. Ho avuto modo di provare le auto che producono ora e sono nettamente più chiuse dietro. Nella focus si riesce a far manovra tranquillamente mantendo il controllo di tutte le aree all’esterno dell’abitacolo. Anche i classici punti morti come i montanti posteriori non sono così ampi. Chiaramente dei sensori aiuterebbero maggiormente, ma sarà che io mi fido solo dei miei occhi, preferisco parcheggiare con la mia testa.
Correndo in autostrada ho notato che si sente parecchio il fruscio dell’aria e anche il motore ha un bel vocione che disturba dai 130 km/h. Bisogna alzare il volume dello stereo per sentire bene la musica.
Qualche delusione per quanto riguarda il computer di bordo a cui hanno tolto alcune funzioni rispetto alle versioni precedenti. Ora segnala solo temperatura esterna, velocità media e consumo istantaneo, oltre ai km parziali e totali. Si può anche disinserire l’esp.
Quello che manca è la regolazione del servosterzo elettrico che Ford ha deciso di togliere senza avvisare i clienti, quindi mi pare una cosa abbastanza grave.
Altre funzioni mancanti sono l’autonomia residua espressa in km e il consumo medio, ma queste funzioni sarebbero poco affidabili in quanto il gpl ha delle caratteristiche diverse dalla benzina. Forse hanno tolto queste funzioni appositamente.
A presto per altre considerazioni…
[caption id="" align="alignleft" width="436" caption="ford focus ikon"]
martedì 16 febbraio 2010
Gunn-Rita Marathon 2010
E' da novembre che non tocco la bici, apparte una volta in gennaio e quindi spero di rimettermi in forma almeno per marzo in modo da avere 4 mesi buoni per poter partecipare e concludere la gara da 51.1 km denominata "Classic".
Questa è la descrizione del percorso:
Lunghezza: 51,1km.
Dislivello: 1275m.
Orario di partenza: dalle ore 8.30
Ristori:
km. 23,6 - Presa 14 / Agrit. al Castagno
km. 27,8 - Bivio La Militare
km. 35,2 - Casa Rossa / Volpago del Montello.
km. 51,1 - Montebelluna
Assistenza tecnica-Feed Zone:
km. 35,2 - Casa Rossa / Volpago del Montello
Assistenza sanitaria:
km. 7,7 - Santa Maria della Vittoria
km. 17,0 - Stradon del Bosco
km. 26,4 - Presa 10
km. 35,2 - Casa Rossa / Volpago del Montello
km. 51,1 - Montebelluna
Topografia
[caption id="" align="alignnone" width="642" caption="altimetria GRM2010"]
Planimetria
[caption id="" align="alignnone" width="631" caption="Planimetria GRM2010"]
Traccia GPS
Di volta in volta vi terrò aggiornati sulla mia preparazione e naturalmente ogni vostro consiglio è ben accetto.
